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	<title>Riabilitazione Muscoloscheletrica &#8211; Dott. Andrea Pastore Fisioterapista</title>
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	<description>Il tuo punto di riferimento per la riabilitazione e il benessere</description>
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	<title>Riabilitazione Muscoloscheletrica &#8211; Dott. Andrea Pastore Fisioterapista</title>
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		<title>Perché “farsi muovere” dal fisioterapista non risolverà il tuo problema</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 06:38:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esercizio Terapeutico]]></category>
		<category><![CDATA[Riabilitazione Muscoloscheletrica]]></category>
		<category><![CDATA[Riabilitazione Neurologica]]></category>
		<category><![CDATA[Riabilitazione Ortopedica]]></category>
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					<description><![CDATA[Quante volte, andando dal fisioterapia per un dolore o una limitazione funzionale, ti sei ritrovato disteso passivamente su un lettino con l&#8217;idea che il terapista dovesse semplicemente &#8220;muovere&#8221; o &#8220;sbloccare&#8221; le tue articolazioni per farti guarire? Che si tratti di un problema neurologico o di un problema ortopedico, il discorso non cambia. È una scena [&#8230;]]]></description>
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<p>Quante volte, andando dal fisioterapia per un dolore o una limitazione funzionale, ti sei ritrovato disteso passivamente su un lettino con l&#8217;idea che il terapista dovesse semplicemente &#8220;muovere&#8221; o &#8220;sbloccare&#8221; le tue articolazioni per farti guarire?</p>



<p>Che si tratti di un problema neurologico o di un problema ortopedico, il discorso non cambia.</p>



<p>È una scena fin troppo comune. Entri, ti sdrai, ricevi il tuo trattamento passivo (che sia un massaggio, una mobilizzazione o la classica mezz&#8217;ora attaccato a un macchinario) e aspetti che il problema si risolva da solo.</p>



<p>Per decenni la fisioterapia è stata vista proprio così, il paziente come un soggetto passivo e il fisioterapista come il &#8220;meccanico&#8221; che ripara il pezzo guasto.<br>Ma oggi, la scienza ci dice in modo inequivocabile che <strong>questo approccio ha fatto il suo tempo.</strong> Ecco perché la fisioterapia esclusivamente passiva non è più la risposta e perché il vero recupero passa attraverso l&#8217;azione.</p>



<p><strong>L&#8217;illusione del sollievo temporaneo</strong></p>



<p>Non fraintendermi, le terapie manuali e i trattamenti passivi non sono da demonizzare.<br>Nelle prime fasi di un problema, possono essere utili per spegnere il sintomo e dare un po&#8217; di respiro. Il problema nasce quando <strong>l&#8217;intero percorso riabilitativo si basa solo su questo</strong>.</p>



<p>Limitarsi a subire un trattamento passivo significa affrontare&nbsp;solo la punta dell&#8217;iceberg&nbsp;del tuo recupero.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>In Ortopedia i tessuti hanno bisogno di carico</strong></h2>



<p>Immagina di avere un mal di schiena cronico o un dolore alla spalla. Un massaggio o una tecarterapia possono farti sentire più sciolto per un paio d&#8217;ore, ma non modificheranno la struttura intima dei tuoi tessuti.</p>



<p>La ricerca moderna ha dimostrato che muscoli, tendini e articolazioni guariscono grazie a un processo fisiologico chiamato &#8220;meccanotrasduzione&#8221;, ovvero il processo in cui le cellule percepiscono e rispondono ai carichi meccanici. In uno studio pubblicato sul <em>British Journal of Sports Medicine</em> (1),  i ricercatori hanno rilanciato il termine &#8220;meccanoterapia&#8221; proprio per descrivere l&#8217;uso del carico terapeutico allo scopo di stimolare la riparazione e il rimodellamento dei tessuti.</p>



<p>Ma cosa accade esattamente nel tuo corpo durante l&#8217;esercizio terapeutico? Immagina le tue cellule come una vera e propria &#8220;fabbrica&#8221; di tessuti sani. Affinché questa fabbrica inizi a produrre, serve un segnale.</p>



<p></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il movimento e il carico fisico (come una compressione o una trazione durante un esercizio mirato) creano una perturbazione fisica sulle cellule.</li>



<li>Questo stress fisico funge da vero e proprio &#8220;grilletto&#8221; o catalizzatore meccanico.</li>



<li>l segnale viene comunicato alle cellule circostanti, ordinando alla fabbrica di produrre e assemblare i materiali necessari (come nuove proteine) con il corretto allineamento.<br><br>Prendiamo ad esempio un tendine sofferente. I ricercatori hanno osservato che il carico indotto dall&#8217;esercizio aumenta la produzione di specifici fattori di crescita (come l&#8217;IGF-I) all&#8217;interno del tendine. Questa impennata di fattori di crescita è direttamente associata alla proliferazione cellulare e al rimodellamento della struttura stessa del tessuto.<br></li>
</ul>



<p>Il movimento è letteralmente il farmaco che ordina alle tue cellule di autoripararsi. Nessuna mano o macchinario passivo potrà mai &#8220;infilare&#8221; la forza, la resistenza o nuovo collagene in un muscolo debole, devi costruirla tu, sotto la guida di un fisioterapista.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>In Neurologia il cervello impara solo se &#8220;vuole&#8221; imparare</strong></h2>



<p>Se in ortopedia l&#8217;approccio passivo è limitante, in ambito neurologico (come nel recupero post-Ictus, nel Parkinson o nella Sclerosi Multipla) è del tutto inefficace.</p>



<p>Muovere passivamente il braccio o la gamba di un paziente neurologico non insegna nulla al suo sistema nervoso. La vera magia della riabilitazione neurologica si chiama <strong>neuroplasticità</strong>, ovvero il meccanismo attraverso cui il cervello codifica l&#8217;esperienza e apprende nuovi comportamenti.<br>La scienza ci dice chiaramente che la plasticità neurale è la base sia per l&#8217;apprendimento in un cervello intatto, sia per il riapprendimento nel cervello danneggiato che avviene attraverso la riabilitazione fisica.</p>



<p>In altre parole, il cervello riapprende i comportamenti perduti in risposta alla riabilitazione proprio grazie alla plasticità neurale. Ma come si attiva questa plasticità?</p>



<p>In un fondamentale studio pubblicato sul <em>Journal of Speech, Language, and Hearing Research (2)</em>, i ricercatori Kleim e Jones hanno analizzato decenni di letteratura scientifica e hanno codificato i 10 principi della plasticità neurale dipendente dall&#8217;esperienza. Se leggiamo questi principi, capiamo subito perché il lettino da solo non basta</p>



<p></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>“Use It or Lose It&#8221; (Se non usi il cervello, lo perdi).</strong><br>I circuiti neurali che non vengono attivamente coinvolti nell&#8217;esecuzione di un compito per un periodo di tempo prolungato iniziano a degradarsi. Il mancato utilizzo di funzioni cerebrali specifiche può portare a un degrado funzionale.</li>



<li><strong>La specificità conta.</strong><br>La natura dell&#8217;esperienza di allenamento detta la natura della plasticità. L&#8217;acquisizione di un&#8217;abilità, piuttosto che il semplice uso, è necessaria per produrre cambiamenti significativi nella connettività neurale. Non basta &#8220;muovere&#8221; un arto a caso, bisogna imparare a muoversi con un obiettivo preciso.</li>



<li><strong>La ripetizione e l&#8217;intensità sono cruciali.</strong><br>L’induzione della plasticità richiede sufficiente ripetizione e sufficiente intensità di allenamento. La semplice attivazione di un circuito neurale non è sufficiente per guidare la plasticità. Al contrario, la ripetizione di un comportamento appena appreso può essere necessaria per indurre cambiamenti neurali duraturi.</li>



<li><strong>La rilevanza (salience) conta.</strong><br>L’esperienza di allenamento deve essere sufficientemente rilevante per indurre la plasticità. Il sistema nervoso deve pesare l&#8217;importanza di una determinata esperienza affinché questa possa essere codificata. Il movimento riabilitativo deve avere un vero scopo nella tua vita quotidiana per interessare al cervello.<br></li>
</ul>



<p>In sintesi, la ricerca scientifica dimostra che il cervello rimodella continuamente la sua rete neurale per codificare nuove esperienze e consentire il cambiamento comportamentale. L&#8217;apprendimento è un componente essenziale dell&#8217;adattamento del cervello ai danni cerebrali.</p>



<p>Tutto questo ci porta a una conclusione inevitabile, la neuroplasticità si attiva solo ed esclusivamente attraverso l&#8217;intenzione, l&#8217;attenzione e lo sforzo volontario. Il cervello reimpara un movimento solo se c&#8217;è un problema motorio da risolvere in modo attivo, non se qualcun altro (il terapista o un macchinario) fa la fatica al posto suo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Da paziente passivo a protagonista attivo</strong></h2>



<p>La fisioterapia moderna è un cambio di paradigma radicale. Non sei più un &#8220;pezzo da aggiustare&#8221;, ma una persona che deve riappropriarsi del proprio corpo.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p class="has-x-small-font-size">Bibliografia<br>1) Khan KM, Scott A. Mechanotherapy: how physical therapists&#8217; prescription of exercise promotes tissue repair. Br J Sports Med. 2009<br>2) Kleim JA, Jones TA. Principles of experience-dependent neural plasticity: implications for rehabilitation after brain damage. J Speech Lang Hear Res. 2008</p>



<p></p>
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