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ROMA _ Giuramento di fedeltà alla Repubblica, si o no? È su questo interrogativo che si snoda anche il dibattito al Senato sulla legge costituzionale per il rientro degli eredi maschi di Casa Savoia e la concessione dell’elettorato attivo e passivo, provvedimento che sarà votato, quasi certamente a scrutinio segreto. Verdi, Pdci e Rifondazione hanno già pronunciato un "no" inappellabile al rientro, mentre i Ds si avviano ad un voto di astensione. «Il nostro - spiega Massimo Brutti, vicepresidente del gruppo della Quercia - è un voto di attesa. Per la perdita di efficacia del divieto costituzionale di rientro è infatti per noi necessaria un’affermazione piena e netta di lealtà e di fedeltà alla Repubblica da parte della famiglia Savoia. Non si tratta nè di un giuramento nè di un atto di scuse ma di una dichiarazione sobria di fedeltà alla nostra Carta, come peraltro prevede per tutti i cittadini italiani l’articolo 54 della Costituzione». La Margherita è orientata per il sì alla legge. Il Sole che ride, invece, contrario al rientro, chiede che almeno ci sia un vero e proprio giuramento: «Se vogliono tornare in Italia, non possono più farsi chiamare Altezza reale. Devono giurare fedeltà alla Costituzione repubblicana». Luigi Marino, capogruppo Pdci, esterna il suo no e dice: «Nessun colpo di spugna sulle responsabilità storiche, sulle pesanti colpe di Casa Savoia. Nessun revisionismo sulle responsabilità di una dinastia che, sì, ha fatto l’Italia, ma poi l’ha abbandonata». Il repubblicano di FI Antonio Del Pennino esprime «riserve» sul provvedimento ed annuncia un no secco ad ogni «ipotesi revisionistica»: «Non è opportuno - dice - aprire la legislatura con questa legge costituzionale, fa sorgere sospetti ed appare difficile non cogliere un approccio di revisione della storia». Giorgio Malentacchi di Rifondazione afferma che il rientro dei Savoia «sarebbe un’offesa alla democrazia». Il relatore e presidente della Commissione Affari Costituzionali, Andrea Pastore (FI), ritiene che non vi sia «nessun bisogno» della dichiarazione di fedeltà dei Savoia. «Sarebbe - spiega - in contraddizione con l’impostazione data al provvedimento. Noi non stiamo qui rivedendo la storia d’Italia. I discendenti non sono responsabili di cose accadute oltre mezzo secolo fa che hanno determinato quella norma odiosa che noi ora ci apprestiamo a cancellare perché, dopo oltre 50 anni di Repubblica, non è possibile configurare pericoli di guerra civile e insurrezionali». Il cofirmatario della legge, senatore Giuseppe Consolo, di An, a sua volta, sottolinea come «la disposizione costituzionale che vieta il rientro dei Savoia sia oggi antistorica, antidemocratica e antigiuridica» e afferma che la sua revisione «rappresenta un adeguamento della normativa interna alla Costituzione materiale europea anche prima della materiale codificazione della stessa». Quello del Senato è il primo dei quattro passaggi parlamentari previsti per le leggi che modificano la Costituzione. Se negli ultimi due voti di Camera e Senato la modifica non otterrà i due terzi di consensi, la riforma potrà essere sottoposta al referendum popolare. Che però rischierebbe di diventare, a distanza di 56 anni, il secondo referendum "sui Savoia", sia pure in termini del tutto diversi da quello istituzionale del ’46. |