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La sentenza del Tar sul "caso Salini" è fondata non sul diritto, ma sulla sabbia, anzi, su alcuni pregiudizi (nel senso proprio del termine) che meraviglia possano essere stati assunti a base di una decisione così rilevante per un'intera popolazione e, soprattutto, per il corretto svolgimento della vita democratica di un governo regionale. Il postulato - perché solo tale può essere considerato - da cui trae "forza" la decisione del Tar abruzzese (quello per cui la presenza di Salini avrebbe inquinato le votazioni anche in ordine al listino regionale e quindi alla scelta del candidato presidente), potrebbe ben facilmente essere verificato da un controllo del numero dei voti espressi nella stessa scheda per il candidato Salini e a favore del presidente Pace, posto che, comunque, nel nostro sistema elettorale vige il principio del voto disgiunto, che il Tar aquilano ha completamente ignorato.
Inoltre, il sistema elettorale regionale, soprattutto dopo la riforma sull'elezione diretta del presidente della Regione – come si può rilevare dai lavori parlamentari ai quali ho attivamente partecipato - pone una netta distinzione tra la rilevanza politico-istituzionale del candidato presidente e quella attribuita agli altri componenti il listino.
A tal fine non è superfluo ricordare che i nomi degli altri componenti il listino non sono nemmeno presenti nella scheda elettorale laddove è evidenziato il solo nome del candidato presidente.
Se queste sono le motivazioni della sentenza del Tar, temo che da un episodio del genere la fiducia dei cittadini nei giudici amministrativi esca fortemente incrinata. |