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di PAOLO VERCESI
PESCARA - L’ottimismo è cauto ma affiora sempre più nettamente. Batte forte il cuore di Andrea Pastore, candidato pescarese al Senato per la Casa delle Libertà. Evita commenti, il senatore uscente, che tuttavia sente già di poter riprenotare il seggio lasciato qualche mese fa. Con la differenza che, rispetto al ’96, confida di varcare la soglia di Palazzo Madama da uomo di governo e non da ripescato. Le proiezioni confermano quanto era nelle aspettative della vigilia: la sfida per il collegio senatoriale di Pescara è stata una partita a due tra il forzista Pastore e il diessino Bruno Viserta. I primi dati hanno confermato il duello tra i protaginisti annunciati, con Pastore che viaggia al 48% e Viserta al 42,8, con gli altri candidati relegati nel ruolo di semplici comparse o poco più.
Una sola certezza per tutti: l’alta percentuale di affluenza alle urne, a Pescara come nel Paese, dimostra la forza e il significato di questo voto. Il resto, al momento di scrivere, è fumo e chiacchiere. E Pastore, in odore di vittoria, lo sa bene: «E’ presto per pronunciarsi - dice al cronista quando l’orologio segna la mezzanotte -, l’esperienza consiglia di aspettare». Parole sagge, quelle dell’esponente di Forza Italia. Il quale, comunque sia andata, qualcosa da dire ce l’ha: ed è «una sonora bocciatura per il ministro Bianco», colpevole a suo dire di aver organizzato una macchina elettorale con troppe falle: «Ho visto ressa e confusione ai seggi, attese estenuanti - dice Pastore -, io stesso ho aspettato più di mezz’ora per votare. E i risultati non li avremo prima delle 4. E’ stata questa la "ciliegina sulla torta" del centrosinistra». La ressa ai seggi, in verità, ha riguardato solo alcune sezioni a Pescara. Tutto si è invece svolto regolarmente e senza sussulti nei paesi della provincia che hanno chiuso senza ritardo le operazioni di voto. Pastore non ha messo piede ieri nella sede del comitato elettorale - è rimasto tranquillo in famiglia ed ha passato la serata davanti alla tivù: prima X-File, poi exit-poll e lo scrutinio che lo ha subito dato in leggero vantaggio.
Ha scelto la famiglia, ma nella sua sede elettorale di via Genova, Bruno Viserta, circondato anche dai più stretti collaboratori. Come il suo avversario, segue il testa a testa e aspetta: «Preferisco parlare con i numeri veri, le forze sono piuttosto equilibrate» afferma in tutta tranquillità l’ex senatore che come Pastore insegue la riconferma. Foss’anche col ripescaggio.
Per gli altri in corsa, numeri da consolazione. Cercava un minimo di visibilità la Lista Bonino con Maurizio Rossi (per lui 1,9: «Continueremo a farci sentire con Radio Radicale»), come pure Democrazia europea con Ferdinando Di Giacomo (2,8), che ha seguito ieri sera lo "spoglio"in casa di amici. Ha puntato sull’orgoglio a destra il Fronte nazionale con Liborio Faricciotti (a quota 1,8, anche lui ieri rimasto con gli amici di partito in un ristorante, seguendo anche le amministrative di Pianella dov’era candidato sindaco); chiedeva conferme al suo elettorato Rifondazione comunista (4,1) che ha sostenuto Roberto Lombardi. Valutazioni e commenti sono rimandati a oggi, dopo che nella notte le urne, avranno emanato il loro verdetto. |