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14/ 2/2003

RASSEGNA STAMPA
Il Messaggero Abruzzo
Il ruggito di Pastore: con Masci, o da soli

Pescara. Forza Italia avverte gli alleati

di Paolo Vercesi

Carlo Masci sarà candidato sindaco a Pescara: con o senza i partner del Polo. La rigidità di Sospiri (An) e l’intervento a gamba tesa di Catone (Udc) - «Masci candidato sindaco divide la coalizione» hanno detto i leader dei due partiti - hanno dunque aperto una profonda crepa, danno che il centrodestra rischia di pagare ad un prezzo altissimo.
Ad alzare la voce, stanco di subire diktat, è finalmente lo schieramento di Masci, rappresentato da Forza Italia e dalle liste civiche Pescara Futura e Cattolici e democratici. Due le strade possibili: o il centrodestra si ricompatta e, forte dei sondaggi, trova l’intesa sul neoforzista Masci; oppure ognuno andrà per la sua strada al primo turno, soluzione che ricalca quella ipotizzata ovvero minacciata dall’onorevole Sabatino Aracu qualche giorno fa.
Concetto ripreso e approfondito ieri dal senatore forzista Andrea Pastore. Parole, le sue, che per gli alleati non suonano come una dichiarazione d’amore nel giorno di San Valentino: «L’unità della coalizione è importante almeno quanto altri aspetti: il non rinnegare il passato - dice Pastore - e agire in coerenza con l’operato dell’amministrazione Pace, il cui bilancio è largamente positivo. Se si mette in discussione questo, allora la coalizione è in crisi». E in tal caso Forza Italia, che domani mattina presenta il candidato sindaco Carlo Masci, è pronta a correre da sola.
Una presa di posizione forte, accelerata dalla sortita di Catone: «E’ grave che l’amministrazione Pace sia messa in discussione dal segretario dell’Udc, oltre che da figure marginali del nostro partito cui peraltro il sindaco Pace ha risposto in modo efficace» ha proseguito Pastore.
Il riferimento qui è ai fratelli Teodoro, contrari a Masci e in rotta con Pace, che secondo l’Agi sarebbero stati denunciati da Aracu ai probiviri. «Sono convinto che anche l’onorevole Sospiri sia d’accordo con noi e che abbia a cuore la rivendicazione dell’esperienza al governo della città. Aggiungo che la continuità amministrativa non è legata agli uomini ma rappresenta una scelta fondamentale della coalizione: impensabile una rottura con le giunte Pace, che hanno raggiunto gran parte degli obbiettivi fondamentali e qualificanti» ha concluso il senatore azzurro.
La tensione ieri in Comune era palpabile e decisive saranno le prossime 48 ore. A rincarare la dose è stata una nota, incisiva come una lama di coltello, firmata da Pescara Futura e Cattolici e democratici: «Catone, segretario Udc, è talmente impegnato nei suoi affari politici nazionali ed europei che firma senza leggere i comunicati che altri scrivono a suo nome - si legge -. Solo Gabrielli e D’Ascanio rappresenterebbero la discontinuità con la giunta Pace? Dimentica, Catone, che D’Ascanio è stato per oltre due anni, e lo è ancora, il vice di Pace. E allora... Catone non può condizionare la libertà di pensiero e di voto dei pescaresi». Un ceffone a mano piena, una lettera dalle conseguenze imprevedibili. A questo punto, che Sospiri si preoccupi di ricucire con i fratelli Teodoro (forzisti che molti danno in procinto di approdare proprio ad An o all’Udc) è fatto relativo, anzi, il problema neppure si pone: sin dall’inizio del braccio di ferro, infatti, An dice di sapere bene come risolvere la questione con loro. Il resto è teatrino.

 

 

 
 
 
 
 
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